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DIETA SOUTH BEACH

DLa Dieta South Beach: una dieta all’insegna della bontà

DLa Dieta South Beach: una dieta all’insegna della bontà


Quando i crampi della fame si fanno sentire e sono causa di un utilizzo poco controllato di alimenti e nutrienti, la dieta South Beach arriva in aiuto, proponendosi non solo come dieta dimagrante, ma anche come regime alimentare per quanti soffrono di malattie cardiovascolari e diabete. Ma su cosa si basa questa distinzione tra bene e male così cara alla dieta South Beach



La Dieta South Beach, ideata dal cardiologo statunitense Arthur Agatston, con la collaborazione della dietologa Marie Almon, venne proposta negli anni ottanta inizialmente come regime alimentare idoneo per il controllo e la prevenzione di malattie cardiovascolari, per poi svilupparsi e diffondersi come una vera e propria dieta dimagrante.
La Dieta South Beach e gli altri regimi dietetici
Il dottor Agatston era concorde con le teorie dietologiche di altri suoi colleghi specialisti nel settore. In base a suddette teorie, le diete a basso tenore di grassi sono utili e mirate alla diminuzione del colesterolo e quindi di deficit cardiaci. Tuttavia Agatston aveva potuto constatare che una ridotta assunzione di grassi comportava, a reintegro dei nutrienti e delle calorie eliminate, un eccessivo consumo di zuccheri e carboidrati semplici (trasformati rapidamente in zuccheri dall’apparato digerente). Quando gli zuccheri entrano nel flusso sanguigno il pancreas secerne insulina, questa induce le cellule ad assorbirla fino a diventare resistenti all’insulina stessa, producendo quindi un eccesso di insulina che abbassa notevolmente il livello di zuccheri nel sangue. Tutto ciò, oltre a provocare il diabete, indurrebbe attacchi di fame e di conseguenza necessità di consumare altri e più zuccheri, portando a un aumento della massa corporea e dell’incidenza di rischi legati ad attacchi cardiaci. Anche alcune diete a basso tenore di carboidrati sono, a detta di Agatston, poco valide, poiché presuppongono un apporto eccessivamente basso di carboidrati e fibre e una sovrabbondanza di grassi saturi.
La Dieta South Beach e la lotta tra bene e male
Fu così che Agatston propose di elaborare un regime alimentare e dietetico relativamente semplice e sostanzialmente basato sulla sostituzione di “carboidrati cattivi” e “grassi cattivi” con “carboidrati buoni” e “grassi buoni”. Secondo i suoi studi, la fame è indotta da cibi ricchi di carboidrati rapidamente digeribili quali zuccheri raffinati e cereali. Queste fonti di carboidrati devono essere sostituite con alimenti non processati: verdure, legumi e cereali integrali. Lo stesso principio si applica poi ai grassi. I grassi saturi, causa principale di disfunzioni cardiache ed erronei livelli di colesterolo, devono essere sostituiti con grassi insaturi e omega-3. Ciò comporta l’esclusione di alimenti quali carne rossa e pollame e il reintegro con carni magre e pesce. La Dieta South Beach si articola in tre fasi:
1) La prima, della durata di due settimane circa, prevede l’eliminazione di tutti gli zuccheri, i carboidrati processati, frutta e verdure ad alto valore glicemico, con il proposito di diminuire gli stimoli della fame e iniziare a perdere peso.
2) La seconda, che non ha limiti di tempo, serve per continuare a perdere ulteriore peso. In questa fase è previsto il reintegro di alcuni tipi di frutta e verdura e cereali integrali.
3) La terza, infine, è la cosiddetta fase di mantenimento. Il regime dietetico proposto, alquanto liberale, deve essere seguito per tutta la vita e presuppone la comprensione dei principi basilari.
Per gli italiani e per le specifiche esigenze dietetiche e culinarie del bel paese, presso la libreria Macrolibrarsi.it è possibile acquistare online il libro “La Dieta South Beach all’italiana”. Il libro, a cura della dottoressa Diana Scatozza, specialista in scienza dell'alimentazione, propone circa duecento ricette e piatti all’italiana sulla base della Dieta South Beach.
Come per la maggior parte dei regimi alimentari, anche la Dieta South Beach non deve essere seguita indiscriminatamente, ma il suo utilizzo deve essere ponderato e mirato in base alle specifiche esigenze e problematiche di quanti si sottopongono a questo tipo di dieta dimagrante.

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