“Eppure mangio solo cibi naturali”, “Non uso
grassi ma olio di semi”, “Niente pane l’ho sostituito con i crackers”, “Pranzo con
la frutta” (ma quanta?), “Ceno solo con una caprese”, “Ho abolito la pasta ma
mangio solo riso eppure non ho risultati… la dieta dimagrante non funziona”. Sono solo alcune tra
le più comuni ed erronee convinzioni in tema di alimentazione nella dieta
dimagrante.

In effetti sembra strano che in tempi come quelli odierni nei quali la dieta e
l’attenzione per il corpo riempiono pagine e pagine degli organi di stampa e non
c’è programma televisivo che non abbia il proprio guru in tema di fitness, la
conseguenza sia una totale confusione e disinformazione per l’individuo.
Naturale si confonde spesso con acalorico e lo zucchero sembra essere solo
quello raffinato (non mi mancherà un pò di zucchero? Si sente dire da persone
che consumano regolarmente pasta e pane) non considerando che nell’organismo
tutti i carboidrati dai semplici (zucchero e miele) ai complessi (pasta, pane,
riso) si trasformano in un unico zucchero il glucosio che è l’unico utilizzabile
dal nostro corpo. Si dimentica che la frutta contiene zuccheri e non se ne può
consumare in quantità perché altrimenti è meglio un buon panino. Insomma spesso
è il caos più totale.
Dieta dimagrante: non cadere nei luoghi comuni
Causa prima della confusione sono sicuramente i termini dieta e dietetico
attribuiti a questo o quell’alimento con il sottinteso significato di dimagrante
che non gli appartiene: l’olio vegetale è dietetico, gli integrali non
ingrassano come anche lo zucchero bruno. L’ambiguità è creata ad arte e in
malafede dai produttori di bevande, biscotti, pasta o dolci i quali si guardano
bene dal precisare in caratteri leggibili in quale senso e per quale tipo di
dieta siano indicati i loro prodotti. Così, spesso, dolcificanti “dietetici”
perché adatti ai diabetici ma con calorie quasi pari allo zucchero, come il
fruttosio, vengono consumati dagli obesi senza un motivo; crackers integrali di
costo e calorie sicuramente più elevati del pane vengono mangiati in abbondanza
a cuor leggero e magari con sacrificio da chi non tocca una rosetta perché fa
ingrassare! L’olio di semi assolutamente insapore viene spesso sostituito a
quello di oliva extravergine con un effetto deprimente sulla palatabilità della
pietanza ma con nessuna diminuzione delle calorie introdotte.
Ma tant’è! La pubblicità è l’anima del commercio e se il tizio famoso dichiara
di essere dimagrito con la tale dieta o il tale prodotto ognuno impazzisce per
provarlo senza nessuna considerazione del suo fisico, della sua età, dei suoi
fabbisogni e dei suoi consumi calorici.
Dieta dimagrante: mai avere fretta
L’obeso, ha una personalità molto singolare: non vuole pensare, non vuole
capire, vuole solo credere nella magica dieta e soprattutto dimagrire in fretta.
E’ difficile fargli capire che una dieta è un elemento squisitamente individuale
che si costruisce anamnesi, indagini di laboratorio e sulle abitudini
alimentari, mentre è molto più facile che malgrado le delusioni continui a
credere di poter dimagrire “senza dieta”. Eppure un domanda sorge spontanea:
perché malgrado fioriscano continuamente centri che promettono perdite di peso
facili e senza dieta, il numero degli obesi è sempre più alto? Da cosa nasce
tale contraddizione non sarà che per dimagrire bisogna necessariamente cambiare
le proprie abitudini?
L’obesità in Italia, come nel resto dei paesi industrializzati, è aumentata
vertiginosamente. Un italiano su tre è a dieta.
Termini come bulimia e anoressia un tempo sconosciuti ai più vengono oggi
pronunciati abitualmente da persone appartenenti ai più diversi ceti sociali; in
borgata come nei quartieri alti la paura di essere grassi induce adolescenti,
peraltro senza un vero problema, a digiunare con esiti spesso infausti.
Che cosa significa tutto ciò? Per quale motivo una persona che magari è stata a
dieta tutto il giorno, sente imperioso lo stimolo ad alzarsi di notte, dirigersi
al frigorifero, svuotarlo e poi avere tanta vergogna di sé da non confessarlo a
nessuno e indursi al vomito per nasconderlo?
Dieta dimagrante: una conseguenza dei nostri tempi
Non è facile né semplice rispondere a questa domanda perché molte sono le
sfaccettature e le chiavi di lettura del problema ma su di un piano più generale
si può affermare che l’obesità è l’alterazione che più ha risentito nell’ultimo
secolo del miglioramento delle condizioni socio-economiche e del peggioramento
dei rapporti interpersonali. La nostra è una società dominata dai falsi miti che
ci vuole tutti belli, magri e felici così quel sottile senso di malessere che è
connaturato con l’essere uomini e mortali deve essere forzatamente celato. Non
si parla più, anche l’amore è ormai un fatto virtuale e l’unica ultima libertà
sembra essere solo il mangiare; però ed è qui la grande ipocrisia la sua
naturale conseguenza e cioè l’obesità è diventata la malattia del secolo.
Eppure il fenomeno è sempre esistito; la buona tavola, il piacere conviviale, la
golosità insieme alla predisposizione genetico-familiare hanno sempre
determinato una selezione di individui più grassi della norma e non per questo
reietti o infelici. Diversi come diversi si può essere nel carattere o nei gusti
sessuali ma per il resto bene inseriti nel contesto sociale. Il grasso tra
l’altro li rendeva più resistenti dei magri nei periodi di carestia successivi a
guerre o a epidemie e lungi dall’essere vergognoso si rivelava utile. Poi è
successa… la pace. Il grasso in eccesso dapprima si è rivelato soltanto inutile,
poi antiestetico e infine dannoso. Così chi aveva più fame ha cominciato a
sentirsi un paria e chi era grasso era decisamente out. Dimagrire è diventata la
regola per conformarsi alla massa e non sentirsi perennemente inadeguati.
Ecco allora che una grande mangiata che in altre epoche sarebbe stata effettuata
con gusto, calma, e in compagnia diventa una crisi bulimica da consumare in
solitudine con i sensi di colpa e la vergogna. Non si può essere sovrappeso in
allegria perché non si può essere diversi.
Campagne martellanti additano ai grassi come agli untori manzoniani e malattie
più o meno gravi vengono associate all’obesità tanto da rendere l’obeso quasi un
morto che cammina.
Dieta dimagrante: chi deve sottoporsi?
Ma è giusto tutto questo? E’ corretto stabilire un peso ideale per tutti? E’
auspicabile infine che tutte le persone in sovrappeso vengano messe a regime? .
Vi sono persone che non possono né debbono intraprendere una dieta perché non
solo non riuscirebbero ad ottenere un risultato duraturo ma perché
diventerebbero infelici; mi riferisco a persone con un sovrappeso di 5-10 chili
già presente nell’infanzia, con una famigliarità di obesità ed una equilibrata
distribuzione dell’adipe. Ebbene tali persone, che sarebbero serene senza gli
incitamenti dei mass-media ad essere tutti modelli, non dovrebbero cambiare, non
dovrebbero cercare di uniformarsi pena la depressione. Altro è certamente il
caso di livelli più elevati di sovrappeso quando il grasso crea un effettivo
peggioramento della qualità di vita o quando si è sempre stati magri e
ingrassare è un incidente di percorso o quando il disagio della pinguedine
determina una cronica infelicità allora sì che il dimagrimento diventa un
imperativo categorico, allora sarà il caso di ricorrere alla famigerata dieta
magari con qualcuno che sia di aiuto nello stabilire l’obiettivo da raggiungere,
in tempi e modi senza stressarsi e ammalare. Perché il primitivo significato
della parola dieta è “alimentazione per stare bene”. La dieta e non solo quella
dimagrante è importante nella vita quotidiana per prevenire i più comuni
malesseri, in condizioni fisiologiche particolari come la gravidanza e
l’allattamento oppure l’attività sportiva che richiedono una maggiore attenzione
alla qualità dei nutrienti e infine per curare da sola o in appoggio ai farmaci
alcune delle più comuni patologie.