STANISLAVSKIJ

Stanislavskij. Il lavoro dell’attore su se stesso

Stanislavskij. Il lavoro dell’attore su se stesso
“Per coloro che non sono capaci di credere, ci sono i riti; per coloro che non sono capaci di ispirare rispetto da sé, c'è l'etichetta; per coloro che non sanno vestirsi, c'è la moda; per coloro che non sanno creare, ci sono le convenzioni e i clichés. Ecco perché i burocrati amano i cerimoniali, i preti i riti, i piccoli borghesi le convenienze sociali, i bellimbusti la moda, e gli attori le convenzioni teatrali, gli stereotipi e un intero rituale di azioni sceniche.” Stanislavskij, Konstantin Sergeevic (regista russo, 1863-1938)

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Innanzi tutto è bene chiarire chi è Stanislavskij.
Nato a Mosca nel 1863 è stato un vero e proprio riformatore del teatro del 900’. Fu attore, regista e teorico russo.
I suoi studi e il suo lavoro sono alla base della recitazione come la conosciamo oggi (metodo Stanislavskij o psicologico), soprattutto quella di attori americani come De Niro o Nicole Kidman (che hanno studiato all’attuale Actor’s Studio).

La sua scuola”Il teatro d’arte di mosca” ebbe i natali nel 1898.

Fondamentali, per la diffusione del suo metodo, sono state le tournèe dal 1922 in Europa e in America: proprio in America verrà aperta nel 1923 L’American Laboratory Theatre, diretta da Richard Boleslawski e Marija Uspenskaja, due ex allievi di Stanislavskij alla scuola del teatro d’arte di Mosca. Tra i loro studenti spiccheranno proprio quei Lee Strasberg, Stella Adler, Harold Clurman che fonderanno il Gruop Theatre che, dopo la guerrà, darà vita all’Actor’s Studio di elia Kazan, scuola di formazione e perfezionamento per attori.

Il metodo di Stanislavskij si fonda sulla capacità dell’attore di trovare dentro se stesso il personaggio, una profonda ricerca psicologica che porta alla riviviscenza. L’attore riesce a riprodurre un ritmo, una voce e una logica che non sono le sue, ma del personaggio .

Diventa evidente che per lui non esiste la recitazione “d’istinto”, ma è necessaria, da parte dell’attore, una preparazione che parte dalla mente per arrivare al fisico.
La ricerca su se stessi è una parte fondamentale per trovare successivamente la verità delle azioni di un personaggio, e sarà la linfa vitale che ogni volta, ad ogni replica, regalerà forza creativa al prodotto dell’attore.

Per riuscire a riprodurre le proprie scoperte bisogna che il fisico sia pronto a tutto: un attore dovrà studiare discipline come l’acrobatica, la danza e tenere il corpo allenato; il canto poi, e la dizione, gli saranno utili per caratterizzare il personaggio con una voce altra dalla propria. Importante risulta quindi anche il ruolo della respirazione e del ritmo.

Il lavoro dell’attore su se stesso è un libro scritto da Stanislavskij.
E’ sotto forma di diario, il cui protagonista è un ipotetico allievo attore che frequenta un’Accademia di teatro. L’opera è divisa in due parti in cui la prima spiega come lavorare con i sentimenti e la seconda è dedicata alla creazione del personaggio.

In Italia è stato pubblicato dalla casa editrice Laterza a cura di a cura di G. Guerrieri, prefazione di F. Malcovati, traduzione di E. Povoledo.

Per maggiori informazioni http://www.laterza.it


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