STANISLAVSKIJ

Stanislavskij. Il lavoro dell’attore su se stesso

Stanislavskij. Il lavoro dell’attore su se stesso
“Per coloro che non sono capaci di credere, ci sono i riti; per coloro che non sono capaci di ispirare rispetto da sé, c'è l'etichetta; per coloro che non sanno vestirsi, c'è la moda; per coloro che non sanno creare, ci sono le convenzioni e i clichés. Ecco perché i burocrati amano i cerimoniali, i preti i riti, i piccoli borghesi le convenienze sociali, i bellimbusti la moda, e gli attori le convenzioni teatrali, gli stereotipi e un intero rituale di azioni sceniche.” Stanislavskij, Konstantin Sergeevic (regista russo, 1863-1938)
Aggiornato il 05/10/2013

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Innanzi tutto è bene chiarire chi è Stanislavskij.
Nato a Mosca nel 1863 è stato un vero e proprio riformatore del teatro del 900’. Fu attore, regista e teorico russo.
I suoi studi e il suo lavoro sono alla base della recitazione come la conosciamo oggi (metodo Stanislavskij o psicologico), soprattutto quella di attori americani come De Niro o Nicole Kidman (che hanno studiato all’attuale Actor’s Studio).

La sua scuola”Il teatro d’arte di mosca” ebbe i natali nel 1898.

Fondamentali, per la diffusione del suo metodo, sono state le tournèe dal 1922 in Europa e in America: proprio in America verrà aperta nel 1923 L’American Laboratory Theatre, diretta da Richard Boleslawski e Marija Uspenskaja, due ex allievi di Stanislavskij alla scuola del teatro d’arte di Mosca. Tra i loro studenti spiccheranno proprio quei Lee Strasberg, Stella Adler, Harold Clurman che fonderanno il Gruop Theatre che, dopo la guerrà, darà vita all’Actor’s Studio di elia Kazan, scuola di formazione e perfezionamento per attori.

Il metodo di Stanislavskij si fonda sulla capacità dell’attore di trovare dentro se stesso il personaggio, una profonda ricerca psicologica che porta alla riviviscenza. L’attore riesce a riprodurre un ritmo, una voce e una logica che non sono le sue, ma del personaggio .

Diventa evidente che per lui non esiste la recitazione “d’istinto”, ma è necessaria, da parte dell’attore, una preparazione che parte dalla mente per arrivare al fisico.
La ricerca su se stessi è una parte fondamentale per trovare successivamente la verità delle azioni di un personaggio, e sarà la linfa vitale che ogni volta, ad ogni replica, regalerà forza creativa al prodotto dell’attore.

Per riuscire a riprodurre le proprie scoperte bisogna che il fisico sia pronto a tutto: un attore dovrà studiare discipline come l’acrobatica, la danza e tenere il corpo allenato; il canto poi, e la dizione, gli saranno utili per caratterizzare il personaggio con una voce altra dalla propria. Importante risulta quindi anche il ruolo della respirazione e del ritmo.

Il lavoro dell’attore su se stesso è un libro scritto da Stanislavskij.
E’ sotto forma di diario, il cui protagonista è un ipotetico allievo attore che frequenta un’Accademia di teatro. L’opera è divisa in due parti in cui la prima spiega come lavorare con i sentimenti e la seconda è dedicata alla creazione del personaggio.

In Italia è stato pubblicato dalla casa editrice Laterza a cura di a cura di G. Guerrieri, prefazione di F. Malcovati, traduzione di E. Povoledo.

Per maggiori informazioni http://www.laterza.it


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Commenti


2014-09-23 07:14 PM

Credo che tra i molteplici metodi introduttivi ed esplicativi dell'arte della recitazione, questo ricopra un'importanza che agli altri difficilmente riconosco. Attraverso questo metodo, l'attore riesce in maniera più intuitiva ed istinitiva ad avvicinarsi al personaggio poiché le emozioni che dovrà portare in scena, saranno quelle che esso stesso avrà provato e che ripescherà attingendo negli “archivi” della sua memoria emotiva per poi metterle al servizio di chi andrà ad interpretare.

 

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