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STATUA MARCO AURELIO

Un motivo in più per visitare i Musei Capitolini: ritrovare il vero Marco Aurelio.



Spesso ci si accontenta della sola copia nella piazza, fino a dimenticarsi dell’originale custodito all’interno del polo museale del Campidoglio al sicuro da intemperie, smog, e atti vandalici.

Fotografare Piazza del Campidoglio, vuol dire catturare un pezzo importante della storia di Roma, dell’Italia, dell’arte, dell’architettura, della museologia che ancora oggi spinge qualsiasi turista a percorrere la cordonata in direzione dei Dioscuri, per giungere in prossimità dell’unica statua bronzea, nel suo genere, giunta integra sino a noi. Guardare al Marco Aurelio significa volgere lo sguardo al nostro possente passato (come suggerito da Sisto IV al tempo della sua donazione) e, al contempo, alla grande fragilità e incertezza del futuro creato dal nostro inquinamento ambientale, cosa questa, che spinse, l’11 aprile del 1990, i restauratori a propendere per la musealizzazione del monumento originale. Dopo nove anni, uno dei simboli di Roma, ritornava in prossimità della sua secolare dimora nell’esedra vetrata, all’interno del “Giardino Romano” nel Palazzo dei Conservatori, realizzata da Carlo Aymonino, e adagiato su un nuovo piedistallo, ideato da Francesco Stefanori.
La statua venne donata nel 1471, proprio da Sisto IV, al Popolo Romano insieme alla lupa, allo Spinario, al Camillo, alla testa colossale di Costantino e alla palla Sansonis, per “restituire” ai cittadini Romani gli emblemi della loro passata grandezza atto, ricordato anche nell’epigrafe conservata all’ingresso del Palazzo dei Conservatori, che ha permesso, al contempo, la costituzione del primo nucleo dei Musei Capitolini. Ma solo nel 1537, per volontà di Paolo III Farnese, come ricordato nel basamento michelangiolesco, venne definitivamente spostata dal Laterano al Campidoglio, in segno della riconciliazione con il potere temporale all’epoca detenuto da Carlo V.
Il Campidoglio è diventato, allora, il luogo della memoria, la sede civica destinata a perpetuare il ricordo di Roma antica e a garantirne la continuità, non è un caso, perciò, che proprio qui, si riteneva che Romolo avesse costituito il primo nucleo della città l’Asylum, che oggi più che leggenda sembra realtà, dopo che con gli scavi archeologici si sono rinvenute le tracce di un insediamento risalenti agli anni del presunto solco segnato dal primo Re, tra le due alture dell’Arx e del Capitolium.
Riguardare all’originale vuol dire scavare nella memoria del monumento per ritrovare le tracce della patina d’oro che lo ricopriva interamente, la toppa sullo zoccolo del cavallo che molto probabilmente testimonia la perdita di un barbaro sottomesso, lo sguardo imperturbabile dell’imperatore colto nel momento dell’adlocutio con il braccio alzato per prendere parola, le piccole sproporzioni del cavallo e del cavaliere dovute alle correzioni ottiche messe in atto dall’artista per prediligere non la visione frontale, bensì quella da tre quarti alla destra del cavallo, probabilmente perché l’osservatore antico si doveva trovare non solo davanti al Marco Aurelio, ma tra questa statua equestre e un’altra, forse quella del fratello Lucio Vero o del figlio Commodo, come immaginato da alcuni studiosi nelle ipotesi di datazione ancora oggi aperte.
Solo la vicinanza con l’autentico cavaliere, può renderci partecipe dell’aura millenaria conservata in esso, e più consapevoli degli effetti del nostro vivere quotidiano che accelerano inevitabilmente il processo di degrado naturale dei monumenti.


LINK UTILI

Per avere notizie sui Musei Capitolini:
www.museicapitolini.org
www.museiincomuneroma.it


Cercare guide turistiche:
www.arttur.it
www.pierreci.it
www.guideroma.org

Essere aggiornati su eventi, concerti, mostre, locali:
roma.alice.it

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