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GNAM

La GNAM: il posto giusto dove scoprire la pittura italiana tra il 1800 e gli anni ‘50 del secolo scorso



La GNAM ospita un'importante collezione pittorica e scultorea che attraversa gli anni cruciali in cui l'arte ha subito un fondamentale cambiamento, complici gli eventi storici e le nuove invenzioni. Il periodo tra l'Ottocento e la metà del secolo scorso diventa così la fabbrica dell'arte moderna, dove germoglia l'arte contemporanea.

I viaggi nel tempo sono sempre affascinanti, soprattutto quando a guidarci sono splendide opere d’arte. A Valle Giulia un imponente edificio ottocentesco è la porta temporale che conduce il visitatore in un incredibile viaggio nella pittura italiana, tra la pittura figurativa che da simbolica e di denuncia, diventa sempre più sintetica e concettuale. Nella GNAM (Galleria Nazionale d'Arte Moderna), trovano posto importanti opere che trasportano il visitatore all’inizio dell’Ottocento italiano, quando il Romanticismo, la voglia di Unità e le condizioni sociali erano alla base della cultura.

Le prime sale nell’area del XIX ospitano importanti capolavori di artisti come Antonio Canova, massimo esponente della scultura tra il 1700 e il 1800, Francesco Hayez, i cui quadri hanno animato tutto l’Ottocento pittorico, e che ancora oggi incantano. Non mancano opere di artisti meno noti, ma sempre importanti nel panorama artistico italiano, come lo scultore Rutelli (nonno del noto poltico).

Molti gli artisti italiani che nel XIX secolo erano maggiormente attratti da scene di vita quotidiana, spesso con intenzione di denuncia sociale, come nelle opere di Palizza da Volpeto. Ma la pittura dell’Ottocento italiano non è solo amara riflessione sullo stato sociale in cui viene a verificarsi l’Unità d’Italia, ma anche il periodo in cui molti giovani pittori guardano alla pittura europea, sconvolta dalla rivoluzione impressionista: Segantini, Lega e Fattori tra i più noti pittori che realizzano opere risentono dell’influsso francese, anche se la vena di malinconia tipica della pittura italiana dell’epoca, non abbandona neanche loro. A questo contesto si unisce un’altro ramo pittorico, il cui massimo esponente è Previati, con il suo Simbolismo.
Se i temi trattati sono diversi tra loro, comune è la tecnica pittorica: il percorso nelle varie sale mostra chiaramente come la classica pennellata unitaria data dalla venatura, sia andata via via sciogliendosi. I pittori hanno un nuovo approccio al colore: pennellate dense e veloci, a costruire la forma non più sul disegno, ma sul colore stesso. Anche il colore diventa protagonista indiscusso, proprio grazie alla lezione francese: il simbolismo di Previati è anche uno dei massimi esempi del Divisionismo italiano, cui aderì anche Palizza da Volpeto, ed un altro grande: Giacomo Balla.

L’area del XX sec inizia proprio con le opere giovanili di Balla, in cui l’artista dimostra tutte le sue capacità tecniche e grafiche, con forte attenzione al Divisionismo. Il viaggio nel tempo ha accompagnato il visitatore nel pieno ‘900, dove le opere di mature di Balla e Boccioni illustrano il concetto di Futurismo, con la sua forza dinamica. Ma l’Europa è tutto un ribollire di nuove idee: i movimenti delle Avanguardie sconvolgono i collezionisti, i critici e gli artisti stessi; Mirò e Kandivsky dipingono il loro concetto di Astrattismo, che portano per mano l’osservatore verso le provocazioni del Dadismo. La pittura non sarà mai più la stessa, anche se parallelamente in Italia nascono movimenti coma la Scuola Romana, che fa del classicismo il suo principale obiettivo, o come Sironi, che nel suo Realismo Monumentale impone uno stile che in seguito sarà ripreso dalla De Lempizka. I tempi sono cambiati e la storia del mondo influisce sugli artisti: se nell’Ottocento si raccontava la povertà, dopo i conflitti mondiali tutto è ormai cambiato. La fotografia ha definitivamente tolto il ruolo narrante alla pittura, inoltre ormai s’era imposto anche il cinema: l’arte adesso è libera di essere sé stessa, puro concetto ed istintività. Pollok realizza la pittura sgocciolata, Capogrossi anticipa i tempi del marketing e realizza un segno grafico, distintivo di tutta la sua opera, mentre Burri e Fontana entrano nella materia e vanno a cercare cosa c’è al di là di una tela, o nelle superfici comuni come legno o tela: il sublime dell’arte non è più nella perfezione della riproduzione, ma nella libertà del concetto stilistico ricercato.

Per ulteriori informazioni è possibile visitare il sito della GNAM.

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