Consigli legali separazioni divorzi
Consigli legali per non esaurire il sistema nervoso insieme al rapporto matrimoniale

Informazioni e consigli legali per affrontare ogni aspetto della separazione e del divorzio, sotto forma di risposte ai dubbi e alle domande più frequenti. Fra i quesiti a cui viene data risposta: la differenza tra mantenimento ed alimenti,  i casi in cui il coniuge "più debole"  ha diritto a queste forme di aiuto economico,  i dcumenti necessari per presentare le varie istanze e molti altri ancora ...

Aggiornato il 03/10/2016

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La separazione, il primo passo per ottenere il divorzio. Chi la può richiedere e quando?
Non tutti sanno che in qualsiasi momento ciascuno dei due coniugi, indipendentemente dal consenso dell’altro, ha facoltà di rivolgersi all’autorità giudiziaria per ottenere un provvedimento di separazione. La normativa italiana non richiede alcuna particolare motivazione per poter presentare una domanda di separazione; il coniuge potrà semplicemente indicare, come motivo per la domanda, il fatto di non andare più d’accordo con il/la consorte, o semplicemente evidenziare l’intollerabilità della convivenza per motivi caratteriali.
La separazione di fatto. E’ legalmente riconosciuta?
L’unica separazione valida ai fini dell’ottenimento del divorzio è quella omologata dal giudice in sede di procedura consensuale, o pronunciata dallo stesso a conclusione dei procedimenti di separazione giudiziale. Nessuna valenza legale è attribuita alla mera “separazione di fatto”,  ossia alla semplice interruzione della convivenza dei coniugi, né tale forma di separazione è sufficiente a far decorrere il termine di tre anni per addivenire al divorzio. Qualora quindi la coppia abbia deciso di porre fine all’esperienza matrimoniale, il consiglio è quello di consultare un legale per avviare le opportune azioni legali.
Quali sono le conseguenze della separazione sulla vita coniugale?
La separazione incide solo su alcuni effetti propri del matrimonio; con la stessa infatti si scioglie la comunione legale dei beni e cessano gli obblighi di fedeltà e di coabitazione. Altri effetti del matrimonio continuano ad esistere, anche a seguito della separazione quali, ad esempio, il dovere di contribuire nell'interesse della famiglia, il dovere di mantenere, educare ed istruire i figli nati dalla coppia, il dovere di mantenere il coniuge più debole.
Quali sono le conseguenze della separazione sul patrimonio dei coniugi?
La separazione, consensuale o giudiziale, determina anzitutto lo scioglimento dell'eventuale regime di comunione legale dei beni. In caso di separazione consensuale, i coniugi regolamentano i loro rapporti con un accordo che verrà poi omologato dal Giudice. Il contenuto dell'accordo potrà riguardare: la divisione di beni comuni, l'assegnazione ad uno dei coniugi di beni di proprietà comune o esclusiva dell'altro coniuge, il riconoscimento di un assegno di mantenimento a favore del coniuge debole.
Quanti tipi di separazione esistono?
Tralasciando la cosiddetta separazione di fatto (semplice cessazione della convivenza), priva di effetti giuridici, esistono due forme di separazione, quella consensuale e quella giudiziale.
Che cos’è la separazione consensuale?
E’ il modo più semplice e veloce per ottenere una separazione giuridicamente rilevante; quando i coniugi riescono a raggiungere un accordo sulle condizioni della separazione (assegnazione della casa coniugale, quantificazione degli assegni di mantenimento dei coniugi e dei figli, affidamento della prole, spartizione dei beni comuni tra i coniugi etc.) gli stessi non dovranno fare altro che mettere per iscritto detti accordi, con l’eventuale assistenza di un legale, e depositare apposita istanza di separazione presso il  tribunale competente. Il giudice, all’(unica) udienza fissata per la comparizione dei coniugi, con la necessaria presenza di un legale, non farà altro che "omologare", ossia ratificare l’accordo dei coniugi, dandogli validità giuridica.
Il giudice può rifiutarsi di omologare l’accordo di separazione raggiunto dai coniugi?
Si, in determinati casi. Prima di concedere l’omologazione delle condizioni di separazione, il giudice dovrà verificare innanzitutto che l'accordo non contenga delle disposizioni contrarie a norme imperative o all'ordine pubblico (si pensi ad esempio alla clausola di rinunzia al diritto di fare visita alla prole). Valutazione di fondamentale importanza è  poi quella riguardante l’idoneità dell'accordo alla tutela degli interessi dei figli. Quando l'accordo relativamente all'affidamento e al mantenimento dei figli è in contrasto con l'interesse di questi, il giudice rifiuterà l’omologazione, indicando ai coniugi le modificazioni da adottare nell'interesse della prole. Il giudice non ha il potere di modificare unilateralmente il contenuto degli accordi conclusi dai coniugi, ma solo quello di stimolarne la modificazione, subordinando a ciò l'omologazione.
E’ possibile ottenere la modifica delle condizioni di separazione?
Si, le condizioni di natura economica raggiunte in sede di separazione consensuale o giudiziale possono essere modificate se sopravvengono giustificati motivi. Tali modifiche sono consentite al fine di porre rimedio a discordanze tra la situazione economica dei coniugi in sede di separazione e le condizioni successive degli stessi. Presupposto per ottenere la revisione delle condizioni di separazione è la sopravvenienza, successivamente al procedimento giudiziario di separazione, di circostanze impreviste quali, ad esempio, la perdita del lavoro di uno dei coniugi, il percepimento da parte di un coniuge del TFR, ecc. Per ottenere la revisione delle condizioni di separazione sarà necessario, con l’eventuale assistenza di un legale, depositare presso il tribunale competente apposito ricorso; tale procedimento potrà svolgersi in modo consensuale (con accordo dei coniugi) o giudiziale.
Quali sono i documenti da depositare per avviare un procedimento di separazione consensuale?
Questi i documenti necessari:
1. estratto autentico per riassunto dell'atto di matrimonio, rilasciato dall’ufficio di stato civile del comune in cui si è celebrato il matrimonio o presso il quale è stato trascritto; detto documento ha validità di 6 mesi, decorrenti dalla data del rilascio;
2. certificato di residenza e stato di famiglia di entrambi i coniugi;
I coniugi possono rimettersi insieme dopo la separazione?
La separazione, a differenza del divorzio ha carattere transitorio; è infatti possibile riconciliarsi in qualsiasi momento, senza alcuna formalità, facendo cessare gli effetti prodotti dalla separazione.
Come rendere formale l’avvenuta riconciliazione a seguito della separazione?
 Per rendere formale la riconciliazione, oltre all'accertamento giudiziario, è possibile per i coniugi recarsi al comune di appartenenza e rilasciare un'apposita dichiarazione.
In quanto tempo si ottiene una separazione consensuale?
Le tempistiche per ottenere l'omologazione della separazione sono solitamente brevi. Normalmente l’udienza di comparizione dei coniugi viene fissata entro 2-3 mesi dal deposito della domanda presso il tribunale competente. Per ottenere poi l'omologazione della separazione occorrerà attendere un altro mese circa dall'udienza di comparizione dei coniugi.
Che cos’è la separazione con addebito?
In alcuni casi, in un procedimento di separazione, il giudice, su richiesta di una parte e qualora ne ricorrano le circostanze, può dichiarare a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, ossia, stabilire a quale dei coniugi vada imputata la separazione, come conseguenza di un comportamento contrario ai doveri nascenti dal matrimonio.
Quali sono i presupposti per ottenere una separazione o un divorzio con addebito?
 Presupposto sostanziale dell'addebito è un comportamento del coniuge cosciente e volontario, contrario ai doveri che derivano dal matrimonio; non è richiesta la specifica intenzione di nuocere all'altro coniuge. Affinché la violazione di uno degli obblighi nascenti dal matrimonio (ad es. dell'obbligo di fedeltà) possa condurre il giudice ad addebitare la separazione al “coniuge trasgressore”, è necessario che alla violazione sia riconducibile la crisi dell'unione. L’autorità giudicante considera irrilevante il comportamento trasgredente (es. infedeltà) successivo al verificarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza.
Quali sono le conseguenze della separazione con addebito?
La dichiarazione di addebito ha due conseguenze:
1. Il coniuge al quale sia stata addebitata la separazione non ha diritto a ricevere quanto necessario al suo mantenimento. Resta fermo, tuttavia, l'obbligo di prestare gli alimenti, qualora detto coniuge sia sprovvisto di redditi propri;
2. perdita dei diritti successori. Non costituisce eccezione il diritto ad un assegno vitalizio, se al momento dell'apertura della successione il coniuge superstite godeva degli alimenti a carico del coniuge deceduto. Si rileva, comunque, che l’addebito non influisce sul diritto di ottenere l’affidamento dei figli, a meno che non si riesca a provare che il comportamento del coniuge a cui è stata addebitata la separazione possa arrecare pregiudizio anche ai figli.
Le forme di sostentamento del coniuge economicamente più debole. Che differenza c’è tra mantenimento e alimenti?
L’assegno di mantenimento e gli alimenti sono le due forme di assistenza economica che, in caso di separazione e  divorzio, il coniuge economicamente più agiato è tenuto a versare al coniuge più svantaggiato. Nello specifico, l’assegno di mantenimento ha lo scopo di garantire a chi lo riceve le stesse condizioni economiche che aveva nel corso del matrimonio. Gli alimenti sono invece corrisposti per far fronte a difficoltà economiche riguardanti l’esclusivo soddisfacimento dei bisogni di base dell’ex coniuge (ovvero vitto, alloggio, e  assistenza medica)  il quale non è in grado di farvi fronte autonomamente. Entrambe le ipotesi presuppongono una pronuncia del giudice.
Quali sono i presupposti per ottenere gli alimenti?
Gli alimenti vengono riconosciuti dal giudice, in un  procedimento di separazione o divorzio, in capo al coniuge economicamente più svantaggiato, quando quest’ultimo dimostri di trovarsi in uno stato di bisogno, quando cioè il suo reddito o patrimonio non siano sufficienti a permettere allo stesso di affrontare le spese minime della vita di tutti i giorni (vitto, alloggio, vestiti, assistenza medica, etc.).  Il coniuge economicamente più agiato ha il dovere, per legge, di assicurare al coniuge disagiato una cifra sufficiente al sostentamento dei bisogni primari, alla presenza di questi 3 requisiti:
1) il coniuge svantaggiato si trova in uno stato di bisogno oggettivo (non è in grado di far fronte alle spese minime della vita quotidiana, quali ad esempio vitto e alloggio);
2) detto coniuge non ha possibilità di lavorare (perché ad esempio non si trova un lavoro adatto alle proprie condizioni o è ormai troppo anziano per lavorare);
3)  il coniuge economicamente più forte deve avere un reddito idoneo, sufficiente a  pagare gli alimenti.
Quali sono i presupposti per ottenere l’assegno di mantenimento?
L’assegno di mantenimento è una forma di assistenza economica nei confronti di un coniuge verso l’altro, in caso di separazione o divorzio. Il fine dell’assegno di mantenimento è quello di garantire a chi lo riceve di mantenere le stesse condizioni di vita avute nel corso del matrimonio, a condizione comunque che l’ex coniuge sia effettivamente in grado di sostenere le spese che esso comporta. L'assegno di mantenimento non viene versato in caso di colpa della separazione o del divorzio.
L’assegno di mantenimento può essere modificato o revocato?
Si. L’importo dell’assegno di mantenimento può essere in qualsiasi momento modificato e revocato. Il coniuge interessato dovrà, assistito da un legale, depositare apposita istanza motivata al tribunale competente al fine di ottenere una pronuncia del giudice a tal riguardo. Il giudice si pronuncerà revocando un assegno di mantenimento quando ad esempio saranno venuti meno gli squilibri economici tra i due soggetti. Si ribadisce come solo il giudice, a seguito di precisa richiesta, possa modificare l’importo dell’assegno. Il coniuge tenuto a corrisponderlo non potrà in alcun caso, neanche a seguito ad esempio della perdita del lavoro, interrompere di propria iniziativa i pagamenti.
Da quando decorre l’assegno di mantenimento?
L’assegno di mantenimento per separazione consensuale decorre dalla data della domanda del ricorso di separazione; in caso di procedimento per divorzio, l’assegno decorre dalla data della pronuncia della sentenza.
Come ottenere il divorzio congiunto?
Il procedimento per divorzio congiunto, o consensuale è il modo più veloce per ottenere in Italia una sentenza di divorzio. Trascorsi i tre anni previsti dalla legge dalla separazione (o meglio dalla prima comparizione dei coniugi in tribunale per il procedimento di separazione) i coniugi, assistiti da un legale, dovranno presentare apposito ricorso presso il Tribunale territorialmente competente, e comparire personalmente all’udienza fissata davanti al giudice per il tentativo di conciliazione. Esperito il tentativo di conciliazione, il giudice, preso atto che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non possa essere mantenuta o ricostituita, verificato altresì che le condizioni di divorzio accordate dalle parti non siano contrarie all’interesse dei figli, pronuncerà  con sentenza il divorzio. Nel caso in cui, invece, sia accertata da parte del giudice una contrarietà rispetto all’interesse dei figli, lo stesso emetterà i provvedimenti urgenti in favore del coniuge debole e dei figli, nominando un altro giudice (giudice istruttore) per il proseguimento del giudizio; questa seconda autorità giudicante dovrà accertare la legalità delle condizioni pattuite, attraverso un giudizio ordinario nel quale ciascuna delle parti dovrà essere assistita da un avvocato.
Si può divorziare all’estero per velocizzare la procedura?
Il divorzio veloce all’estero.
La normativa italiana prevede, come presupposto indispensabile per avviare un procedimento di divorzio, il trascorrere di un periodo di tempo non inferiore ai tre anni dalla separazione; tale termine decorre non - come erroneamente ritenuto da molti! - da quando di fatto la coppia ha smesso di convivere, ma dal giorno in cui la stessa è comparsa per la prima volta davanti al presidente del tribunale. L’intera procedura si conclude, nelle migliori delle ipotesi (separazione consensuale e divorzio congiunto), in non meno di 5 anni!  Ciò in forte contrasto con quanto accade in molti altri paesi europei (quali ad esempio la Romania e la Bulgaria), dove è possibile divorziare in pochi mesi. Da qualche anno anche il legislatore italiano, pur non prevedendo procedure interne veloci, consente anche alle coppie italiane, con matrimonio celebrato in Italia, a determinate condizioni, di avvalersi delle più favorevoli normative estere, e di rivolgersi direttamente al giudice straniero per chiudere, definitivamente ed in tempi brevi, l’esperienza matrimoniale, ottenendo un provvedimento di divorzio. La procedura è alquanto semplice, e soprattutto veloce. Il consiglio che si può dare, comunque, per non rischiare di ottenere all’estero provvedimenti invalidi ed inefficaci in Italia, è di evitare il “fai da te”, e di rivolgersi sempre ad un professionista italiano esperto della materia.
Cosa fare quando i coniugi non si accordano sulle condizioni di separazione e divorzio ? La separazione ed il divorzio giudiziali
Se i coniugi non riescono ad accordarsi sulle condizioni per la separazione ed il divorzio (e quindi ad esempio sulla divisione dei beni in comunione, sull’assegno di mantenimento, sull’affido della prole etc..) unica soluzione sarà quella di rimettere la decisione ad una terza persona, il giudice, che disporrà con sentenza, al termine di procedimenti giudiziari alquanto lunghi e complessi, in che modo si potrà porre fine all’esperienza coniugale. Contrariamente a quanto succede nelle più snelle procedure di separazione consensuale e divorzio congiunto (un solo legale può rappresentare entrambi i coniugi), nelle ipotesi di separazione e divorzio giudiziale ciascun coniuge dovrà necessariamente essere assistito da un legale.
Quali sono i documenti necessari per ottenere una separazione o un divorzio giudiziale?
Documenti per la separazione giudiziale:
1. estratto autentico per riassunto dell'atto di matrimonio (rilasciato dall’ufficio dello stato civile del comune il cui è stato celebrato il matrimonio o reperibile presso il comune di residenza dei coniugi); detto documento ha validità di 6 mesi, decorrenti dalla data del rilascio;
2. certificato di residenza e stato di famiglia di entrambi i coniugi;
3. dichiarazione dei redditi del ricorrente degli ultimi tre anni (in caso di mancanza, autodichiarazione attestante il fatto di non aver presentato la dichiarazione).
Documenti per il divorzio giudiziale:
1. copia integrale dell'atto di matrimonio (rilasciato dal comune in cui è stato contratto il matrimonio; detto documento ha validità di 6 mesi, decorrenti dalla data del rilascio;
2. certificato di residenza e stato di famiglia di entrambi i coniugi;
4. dichiarazione dei redditi del ricorrente degli ultimi tre anni (in caso di mancanza, autodichiarazione attestante il fatto di non aver presentato la dichiarazione).
Quali sono le conseguenze della sentenza di divorzio in materia si assegno di mantenimento e TFR e di eredità?
Come prima conseguenza di una sentenza di divorzio, gli ormai ex coniugi riacquistano lo stato libero e possono, qualora lo desiderassero, contrarre nuovo matrimonio valido agli effetti civili; detta sentenza fa perdere i diritti ereditari alla successione dell’altro coniuge. In caso di morte del coniuge tenuto al versamento di un assegno per il sostentamento della ex moglie o dei figli, il Tribunale disporrà in favore dell’ex coniuge superstite, economicamente svantaggiato, una parte dell’eredità o pensione di reversibilità, calcolata in base all’ammontare dell’assegno. Per quanto riguarda poi la liquidazione (TFR, trattamento di fine rapporto), il coniuge, anche dopo il divorzio, ha diritto a riceverne una parte se non si è risposato, e riceve l’assegno di divorzio (avrà diritto al 40% della liquidazione riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio). La donna perde il cognome del marito, a meno che il tribunale, su sua richiesta, non la autorizzi a conservarlo per particolari motivi. Il coniuge divorziato perderà il diritto all’assegno se deciderà di contrarre nuovo matrimonio.
Cosa fare se il coniuge obbligato a versare l’assegno di mantenimento non paga?
Il Legislatore prevede specifici strumenti da adottare nei confronti del coniuge che si rifiuti di corrispondere quanto disposto dal giudice in sede di separazione o divorzio. Il soggetto destinatario dell’assegno dovrà rivolgersi al proprio legale, il quale con apposita istanza richiederà al tribunale competente:
il sequestro di parte dei beni dell’obbligato;
il versamento dell’assegno di mantenimento corrisposto direttamente dal datore di lavoro del coniuge obbligato;
l’ipoteca a titolo di garanzia dei beni dell’obbligato alla corresponsione dell’assegno.
C’è poi la possibilità in capo al coniuge destinatario dell’assegno, di rivolgersi direttamente all’autorità giudiziaria penale. Il mancato pagamento dell’assegno è infatti  un vero e proprio reato, punibile su querela di parte, con la reclusione fino a 1 anno e/o con una multa.
Validità degli accordi pre-matrimoniali. I coniugi possono accordarsi al momento della celebrazione del matrimonio sulle eventuali condizioni di divorzio?
Un accordo avente ad oggetto la divisione dei beni in caso di divorzio dei coniugi è ritenuta dalla legge valida ed efficace. E’ invece da ritenersi invalido l’accordo raggiunto dai coniugi riguardante le condizioni per il mantenimento dei figli e del coniuge. E’ da ritenersi nulla e, conseguentemente, priva di effetti giuridici, una convenzione pre-matrimoniale con la quale il coniuge economicamente più debole dichiari di rinunciare a qualsivoglia forma di sostentamento (alimenti o mantenimento) a seguito di un ipotetico procedimento per divorzio.

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