GHETTO EBRAICO

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Itinerari: Il ghetto ebraico di Roma

Andiamo a visitare il piccolo ghetto ebraico di Roma. i vicoli caratteristici ,La Sinagoga e le chiese Cristiane che narrano una storia che parla di esclusione, nei tempi antichi, ma anche di convivenza e solidarietà. Senza escludere i prelibati ristoranti di cucina Ebraica.
Informazioni Utili:
Punti di partenza e arrivo: Lungotevere de Cenci
Come Arrivarci: dalla stazione Termini prendere l’autobus numero 40 fino alla fermata ARGENTINA e qui prendere la linea 8 fino alla fermata ARENULA/MIN. G. GIUSTIZIA.

Scesi dall’autobus ci troviamo di fronte alla Sinagoga di Roma il cui ingresso è proprio su Lungotevere de Cenci,  se ci giriamo verso il Tevere ci accorgiamo che siamo proprio davanti l’Isola Tiberina, che è legata da secoli alla storia della comunità ebraica della città.
La Sinagoga
L’edificio è un misto di stile Liberty e di arte babilonese. Lo stile dell'epoca di costruzione si fonde con richiami all'origine mediorientale della religione ebraica. Sull’esterno dell’edificio troviamo vari simboli: la menorah, le tavole della legge, i “lulav” (rami di palma), completano la decorazione esterna versetti della Scrittura in ebraico che esaltano la sacralità del luogo.
Sul lato sinistro si vedono ancora i segni delle pallottole dell'attentato compiuto da membri dell'OLP nel 1982.
La Sinagoga – cenni storici
Questo imponente edificio non è l’unica sinagoga di Roma, ma per tutti gli ebrei della città è “il tempio” infatti l’edificio ha un grande valore simbolico, fu costruito solo all’inizio del secolo scorso quando con la fine del potere temporale dei papi avvenuta nel 1870 con la presa di Roma, finirono i giorni del ghetto come luogo di restrizione per gli ebrei. Così nel 1904 fu inaugurato questo imponente edificio visibile da buona parte di Roma come celebrazione della conquistata libertà.

Usciti dalla Sinagoga ci incamminiamo verso il cuore del ghetto, passiamo dal lato destro del tempio e prendiamo via del Portico di Ottavia qui possiamo vedere ciò che resta del complesso fatto restaurare dall’Imperatore Augusto che lo dedicò alla sorella. Fra le colonne rimaste del portico troviamo la chiesa di S. Angelo in Pescheria sede delle prediche coatte durante il periodo del ghetto. La chiesa si innesta sul fronte posteriore del propileo (entrata monumentale formata di porte unite fra loro da gallerie con colonne) del Portico d'Ottavia, il nome della chiesa è dovuto al fatto che qui fin dall’antichità era fiorente il mercato del pesce. Una lapide nello slargo davanti al portico ci ricorda che in questo luogo il 16 Ottobre 1943 furono radunati e caricati sui camion gli ebrei destinati alla deportazione dopo la razzia dei nazisti. Sulla destra si apre Vicolo della Reginella che è utile per dare un’idea dell’aspetto che aveva il ghetto prima che fosse ristrutturato. Percorriamo Vicolo della Reginella fino ad arrivare a piazza Mattei, qui aveva il suo palazzo la potente famiglia Mattei che era una delle famiglie che avevano le chiavi dei cancelli del ghetto che venivano chiusi la notte. In questa piazza troviamo quella che probabilmente è l’attrazione principale dal punto di vista artistico del ghetto, anche se in realtà storicamente era al di fuori dei cancelli del ghetto, la Fontana delle tartarughe.

Fontana delle Tartarughe La fontana ha una vasca quadrata con gli angoli smussati con al centro un basamento con quattro conchiglie in marmo portasanta (marmo lucido con venature rosate) e sopra il basamento un bacino rotondo in marmo africano (di colore scuso)con testine di putti al disotto dell’orlo dalle quali l’acqua in eccesso si riversa nella vasca sottostante. Quattro efebi in bronzo poggiano il piede su dei delfini dei quali tengono in mano la coda mentre l’altro braccio è alzato a toccare l’orlo della vasca. Le tartarughe che danno il nome alla fontana sono state aggiunte in un secondo momento e sono sull’orlo della vasca superiore in corrispondenza delle mani alzate degli efebi come se questi le avessero guidate.
Fontana delle Tartarughe – cenni storici
La fontana fu costruita a partire dal 1581 su progetto di Giacomo della Porta e i lavori furono condotti dallo scultore Taddeo Landini. Le sculture che adornano la fontana erano inizilamente previste anch’esse in marmo poi si decise per il bronzo. Le tartarughe che hanno dato il nome alla fontana furono aggiunte per volere di papa Alessandro VII in un restauro del 1658 e sono attribuite a Gian Lorenzo Bernini. Il restauro è ricordato da un'iscrizione su quattro cartigli in marmo.
A parte il suo valore artistico, quando fu costruita, la fontana era anche un’opera utile e necessaria per l’approvvigionamento idrico della città, la fontana era alimentata dall’acquedotto Vergine.
Altra curiosità storica è che la fontana era stata inizialmente prevista nella vicina piazza dove si teneva il mercato della comunità ebraica, ma Muzio Mattei fece pressioni perché fosse costruita al centro della piazza dove sorgevano i palazzi della sua famiglia.

Lasciamo la piazza tornando indietro sui nostri passi per via della Reginella e tornati su via del Portico d’Ottavia prendiamo via del Tempio per tornare sul lungotevere, qui ci dirigiamo nei pressi del ponte Ponte Quattro Capi dove troviamo la chiesa di S. Gregorio in Divina Pietà. La chiesa ha origini antichissime anche se le prime testimonianze certe sono del 1400, fu intitolata a San Gregorio perché la famiglia del santo aveva casa in questa zona. Il suo nome completo invece è dovuto al fatto che la chiesa dopo il restauro del 1729 fu data alla Congregazione degli Operai della Divina Pietà. La cosa più interessante è l’iscrizione posta nel cartiglio che in precedenza si trovava altrove nel ghetto, nel 1858 venne spostato sulla chiesa, si tratta di un passo dei versetti di Isaia 65,2-3: “Ho steso tutto il giorno le mani a un popolo incredulo, che cammina seguendo le sue idee per una via non buona; ad un popolo che continuamente mi provoca all'ira scritto in Ebraico e in Latino”.
Concludiamo il nostro itinerario visitando l’Isola Tiberina, anche se non fa parte del ghetto la presenza ebraica sull’isola è storicamente sempre stata molto forte, infatti qui aveva sede l’ospedale Israelitico che ancora vi mantiene un ambulatorio nei locali dello storico Palazzo Caetani che da anni si cerca di recuperare per trasformarlo in un museo dell’Isola. Da segnalare anche la cosiddetta Torre della Pulzella, chiamata così per via di una testa di marmo inserita nella muratura, in questa torre si rifugiò più volte Matilde di Canossa per sfuggire alle truppe di Enrico V e la chiesa di S. Bartolomeo all’Isola voluta da Ottone III sulle rovine del tempio di Esculapio con il suo campanile romanico a trifore con colonne in marmo. Finita la visita all’isola attraversiamo il ponte e torniamo sul lungotevere de Cenci e ci dirigiamo verso la fermata ARENULA/MIN. G. GIUSTIZIA dove eravamo arrivati, qui possiamo prendere la linea numero 14 che ci riporta alla stazione Termini.