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Recensione film: duro ed efficace come un pugno allo stomaco

Recensione film: duro ed efficace come un pugno allo stomaco


Il Profeta, che ha raccolto premi e consensi ovunque, è un’opera tesa e dura, perfettamente registrata sulla parabola di Malik, un piccolo delinquente che mette “a frutto” i sei anni di prigione per diventare da burattino a burattinaio. Da non perdere... Romaexplorer lo ha visto per voi...

Il titolo è un'allusione costringe a capire qualcosa che non viene necessariamente sviluppata nel film, e cioè che il nostro protagonista è un piccolo profeta, un nuovo prototipo di uomo".
Così il regista Jacques Audiard spiega il titolo della sua ultima creatura appena uscita nelle sale romane. Un film vincitore del Gran Premio all'ultimo Festival di Cannes, proclamato migliore film dell’anno in Francia  e che ha avuto la nomination all’Oscar come miglior film straniero.
La storia è quella Malik El Djebena, l’attore Tahar Rahim diciottenne analfabeta, si trova a scontare sei anni di carcere. Fin dal suo arrivo in prigione, si mostra molto fragile in balia di chiunque. Riesce, però, a trovare un gruppo di prigionieri corsi che, dopo averlo costretto a uccidere un altro prigioniero (la cui immagine diventerà una sorta di suo “spirito guida” per gli anni a seguire) lo prende sotto la sua protezione e gli insegna i trucchi per sopravvivere in quella realtà. Così ben presto diventa amico anche dei musulmani, l'altro clan del carcere, ma quando esplode una guerra tra i due gruppi, deve scegliere da che parte stare...
E lo farà con grande intelligenza e arguzia, infatti Malik ha speso bene i suoi anni di carcere: ha imparato le lingue dei diversi clan, ha migliorato la sua cultura, si è tenuto in forma fisicamente.
E’ cresciuto così tanto da diventare ben presto da burattino a burattinaio. Ha imparato a pensare in grande e a mettere a frutto i suoi permessi di... lavoro ottenuti con la compiacenza di guardie e avvocati corrotti.
Quando uscirà dal carcere sarà un uomo nuovo, libero, ricco, potente.
Ma era questo che il carcere doveva insegnargli?
Jacques Audiard disegna una parabola tesa, violenta, a volte sconcertante. Un film che è un pugno perfettamente assestato allo stomaco. Girato quasi come fosse un documentario, servito da un fotografia livida e da attori tutti ben calibrati e perfettamente calati nei loro scellerati personaggi.
Primo fra tutti Malik-Rahim, che disegna bene il passaggio da piccolo criminale quasi puro a gelido e implacabile boss.
Un film potente ed efficace che ha nell’eccessiva dilatazione il suo unico punto debole (oltre due ore e mezza). Ma a vederne di film così...



 

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