POESIA MORTE

Poesie sulla Morte

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Come ogni sera trovi il tramonto, spesso cerchi la fine di una giornata passata. Cos in queste poesie puoi trovare tanti sguardi sulla morte.. Fai tua una di queste poesie o semplicemente un verso che senti pi vicino a te

Inno alla Morte
di Giuseppe Ungaretti -tratto da Sentimento del tempo-
Amore, mio giovine emblema,
Tornato a dorare la terra,
Diffuso entro il giorno rupestre,
E' l'ultima volta che miro
(Appie' del botro, d'irruenti
Acque sontuoso, d'antri
Funesto) la scia di luce
Che pari alla tortora lamentosa
Sull'erba svagata si turba.

Amore, salute lucente,
Mi pesano gli anni venturi.

Abbandonata la mazza fedele,
Scivolero' nell'acqua buia
Senza rimpianto.

Morte, arido fiume...

Immemore sorella, morte,
L'uguale mi farai del sogno
Baciandomi.

Avro' il tuo passo,
Andro' senza lasciare impronta.

Mi darai il cuore immobile
D'un iddio, saro' innocente,
Non avro' pi pensieri ne' bonta'.

Colla mente murata,
Cogli occhi caduti in oblio,
Faro' da guida alla felicit.

La terra e la morte
di Cesare Pavese
Tu sei come una terra
che nessuno ha mai detto.
Tu non attendi nulla
se non la parola
che sgorgher dal fondo
come un frutto tra i rami.
C' un vento che ti giunge.
Cose secche e rimorte
t'ingombrano e vanno nel vento
Membra e parole antiche.
Tu tremi nell'estate

Verr la morte e avr i tuoi occhi di Cesare Pavese
Verr la morte e avr i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Cos li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verr la morte e avr i tuoi occhi.
Sar come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Sulla morte di Kahlil Gibran
Allora Almitra parl dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
E lui disse:
Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non pu svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
poich la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.

Nella profondit dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ci che oltre la vita;
E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
confidate nei sogni, poich in essi si cela la porta dell'eternit.
La vostra paura della morte non che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non forse pieno di gioia poich porter l'impronta regale?
E tuttavia non forse maggiormente assillato dal suo tremito?

Che cos' morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos' emettere l'estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, cos che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esiger il vostro corpo, allora danzerete realmente.

Della testa di morto
di Guido Gozzano tratto da Le farfalle. Epistole entomologiche

L'Acherontia frequenta le campagne,
i giardini degli uomini, le ville;
di giorno giace contro i muri e i tronchi,
nei corridoi pi cupi, nei solai
pi desolati, sotto le grondaie,
dorme con l'ali ripiegate a tetto.
E n'esce a sera. Nelle sere illuni
fredde stellate di settembre, quando
il crepuscolo gi cede alla notte
e le farfalle della luce sono
scomparse, l'Acherontia lamentosa
si libra solitaria nelle tenebre
tra i camerops, le tuje, sulle ajole
dove dianzi scherzavano i fanciulli,
le Vanesse, le Arginnidi, i Papili.
L'Acherontia s'aggira: il pipistrello
l'evita con un guizzo repentino.
L'Acherontia s'aggira. Alto il silenzio
comentato, non rotto, dalle strigi,
dallo stridio monotono dei grilli.
La villa immersa nella notte. Solo
spiccano le finestre della sala
da pranzo dove la famiglia cena.
L'Acherontia s'appressa esita spia
numera i commensali ad uno ad uno,
sibila un nome, cozza contro i vetri
tre quattro volte come nocca ossuta.
La giovinetta pi pallida s'alza
con un sussulto, come ad un richiamo.
"Chi c'e'?" Socchiude la finestra, esplora
il giardino invisibile, protende
il capo d'oro nella notte illune.
"Chi c'e'? Chi c'e'?" "Non c' nessuno, Mamma!"
Richiude i vetri, con un primo brivido,
risiede a mensa, tra le sue sorelle.
Ma gi s'ode il garrito dei fanciulli
giubilanti per l'ospite improvvisa,
per l'ospite guizzata non veduta.
Intorno al lume turbina ronzando
la cupa messaggiera funeraria.

Fantasia
di Ferny Max
Non c nulla
che possa farmi
pi impressione
di una donna
nuda . . .
con le sue parole.

Se l'ebbrezza
di un bacio
non le accendesse
il viso,
forse morrebbe . . .
la mia Fantasia.

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