Interprete
Cosa significa realmente fare l’interprete?
L’A.I.I.C. (Association International des Interprètes de Confèrence)
sostiene che “Contrariamente ad un'idea diffusa, interpretare non vuol
dire semplicemente trasferire un discorso, parola per parola, da un
codice linguistico ad un altro, ma riprodurre il discorso in tutta la
sua carica semantica, affettiva ed estetica in un’altra lingua dai mezzi
espressivi completamente differenti". Fare l' interprete significa prima di tutto
comprendere perfettamente il messaggio per poterlo svincolare dal suo
rapporto verbale e restituirlo poi con tutte le sfumature in un’altra
lingua.”
Non si tratta, quindi, di essere soltanto un traduttore efficiente e
preparato, ma è fondamentale innanzitutto comprendere il concetto che si
desidera comunicare ed elaborarlo nella lingua d’arrivo considerando la
struttura e l’esatta terminologia necessaria per esprimere tale
concetto. Ogni lingua, infatti ha le proprie regole e le proprie
espressioni che sono il frutto di un complesso contesto culturale.
Quali devono essere le caratteristiche di un buon interprete?
Per potersi considerare un buon interprete, servono delle
capacità che spesso esulano dalla semplice conoscenza di due o più
lingue straniere. Non basta il cosiddetto “don des langues”, si può
infatti essere perfettamente bilingue ma non essere assolutamente adatti
a svolgere la professione di interpreti. Naturalmente un’ottima
competenza linguistica è una conditio sine qua non ma l’interprete deve
possedere anche una specifica conoscenza delle due culture in cui si
trova ad operare, una vasta cultura generale, capacità mnemonica,
capacità di lavorare in équipe e in condizioni di stress, facilità di
eloquio e rapidità di riflessi, capacità analitiche e di sintesi,
curiosità intellettuale, autocontrollo, sensibilità ed anche una certa
empatia, capacità cioè di calarsi nei problemi e nelle circostanze dei
“protagonisti” del suo interpretare.
Un buon traduttore multilingue professionista, inoltre, deve avere
un’ottima conoscenza delle diverse lingue di specialità, o
microlinguaggi, del settore per il quale è stato chiamato a tradurre, ma
anche un’assoluta padronanza delle forme più colloquiali e quotidiane
della lingua.
Differenze tra varie tipologie di interpreti
Il principale compito dell’interprete di conferenza è quello di
stabilire un legame comunicativo fra un oratore ed una platea di
ascoltatori che hanno lingua e cultura diverse. Naturalmente è
importante rivolgersi ad interpreti professionisti anche per avere dei
consigli su quale modalità di interpretazione è più opportuna nel lavoro
specifico.
Nell’ interpretazione simultanea, l’interprete svolge il suo lavoro in
tempo reale in una cabina isolata dal resto della sala, utilizzando una
cuffia ed un microfono e traduce simultaneamente il discorso
dell'oratore dalla lingua originale nella lingua d'arrivo. Il lavoro
viene svolto da almeno due interpreti che si alternano nella traduzione,
generalmente per turni di circa 30 minuti. La contemporaneità delle
azioni di ascolto, traduzione ed enunciazione di testi spesso tecnici o
complessi, rende necessario un percorso formativo specifico che preveda
lo studio e la pratica di questa disciplina. La prima volta che si
utilizzò la traduzione simultanea fu durante il processo di Norimberga e
generalmente questa tecnica è usata quando è necessario fornire un
servizio di traduzione multilingue, spesso ad un numero elevato di
persone.
Una particolare modalità di interpretazione è lo Chuchotage, che di
fatto è una traduzione simultanea senza cabina sussurrata all’orecchio
dell’ascoltatore/i e che si usa di solito quando è prevista la
traduzione in una sola lingua e per un numero ristretto di persone.
Nell’interpretazione consecutiva, l’oratore trasmette il proprio
discorso ad un gruppo di persone o ad un pubblico più vasto e
l’interprete traduce, per sequenze successive, avvalendosi solo di un
blocco per segnare notizie secondo uno speciale e personale metodo di
presa di appunti, la cosiddetta prise de note. L’interprete ascolta
porzioni di testo della durata variabile (solitamente da pochi minuti
fino a 10-12) per poi ricostruire l'intero discorso al termine
dell'intervento dell'oratore, avvalendosi degli appunti presi in
precedenza.
Il ventaglio di situazioni che possono essere definite come
interpretariato di trattativa è estremamente diversificato sia in
termini di complessità dei temi trattati sia in funzione del contesto in
cui il lavoro viene svolto che può spaziare da trattative d’affari a
livello aziendale alla stipula di contratti in studi notarili o legali,
manifestazioni sportive, fiere, sfilate di moda, visite a fabbriche,
incontri politici, gruppi di lavoro internazionali, manifestazioni
turistiche, colazioni di lavoro, ecc. Questo tipo di servizio è il più
utilizzato anche per i training tecnici (es. un tecnico straniero che
deve montare e far funzionare e addestrare all’uso di un determinato
macchinario).
Essere dei buoni interpreti, quindi, significa investire in una
professionalità che si va costruendo gradualmente con impegno e passione
costanti e che mai può darsi per definitivamente acquisita..
vi indicheremo le strutture più adatte alle vostre esigenze